Catch & release nello spinning: etica e pratiche corrette
Tutto ciò che devi sapere per gestire correttamente la cattura e il rilascio durante le tue sessioni di pesca.
Lo spinning è una delle tecniche di pesca sportiva più appassionanti, capace di regalare adrenalina, contatto diretto con la natura e una sfida continua tra pescatore e predatore. Ma al di là della tecnica, delle esche e degli spot, negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede un concetto che va oltre la cattura: il catch & release. Questa pratica, che letteralmente significa “cattura e rilascio”, non è solo un gesto tecnico ma un vero e proprio atto etico che riflette un nuovo modo di vivere la pesca. L’obiettivo non è più soltanto prendere il pesce, ma farlo nel rispetto dell’ecosistema, garantendo che possa tornare libero e in salute, pronto a continuare il suo ciclo vitale.
L’idea alla base del catch & release nasce dal bisogno di conciliare la passione per la pesca con la necessità di preservare gli stock ittici. I mari, i laghi e i fiumi sono ambienti delicati, messi alla prova da inquinamento, cambiamenti climatici e pressione antropica. A questo si aggiunge la pressione della pesca sportiva, che in alcuni spot può essere significativa. Restituire al suo ambiente un pesce catturato significa contribuire a mantenere l’equilibrio naturale, permettendo alle specie di riprodursi e continuare a prosperare. Non si tratta solo di un gesto altruistico verso la natura, ma di una garanzia per il futuro della pesca stessa. Se oggi pratichiamo il catch & release, domani avremo ancora la possibilità di vivere le stesse emozioni.
Nel contesto dello spinning il catch & release assume un valore ancora più particolare. Questa tecnica, basata sull’uso di artificiali e sul recupero dinamico, non prevede l’impiego di esche vive o ancorette multiple troppo invasive, e quindi si presta naturalmente a un rilascio corretto. Tuttavia, perché il catch & release sia davvero efficace, occorre adottare alcune accortezze. La prima è ridurre al minimo lo stress per il pesce. Una volta ferrato, il combattimento deve essere condotto con decisione ma senza eccessiva lentezza: allungare troppo la lotta può debilitare l’animale al punto da comprometterne la sopravvivenza.
Anche la scelta dell’attrezzatura ha un ruolo importante. L’uso di ami senza ardiglione o con ardiglione schiacciato facilita la slamatura e riduce i danni alla bocca del pesce. Nonostante alcuni pescatori temano di perdere più catture, in realtà con un po’ di pratica le perdite sono minime, mentre i benefici per l’animale sono enormi. Inoltre, maneggiare il pesce con mani bagnate è fondamentale per non rimuovere il muco protettivo che lo ricopre: questa barriera naturale lo difende da infezioni e malattie.
Il momento del rilascio è quello più delicato. Non basta semplicemente ributtare il pesce in acqua: è importante accompagnarlo, tenerlo delicatamente rivolto contro corrente finché non riprende forza e se ne va da solo. In questo modo si assicura che l’ossigenazione riparta e che il predatore torni realmente in forma. Ogni dettaglio può fare la differenza: evitare di sollevare il pesce troppo a lungo dall’acqua per foto prolungate, non appoggiarlo sulla sabbia o sulle rocce, non comprimerlo eccessivamente con le mani. Il rispetto si dimostra nei piccoli gesti.
C’è poi una componente etica che va oltre la tecnica. Il catch & release non deve essere visto come un obbligo, ma come una scelta consapevole. Significa riconoscere che la pesca non è soltanto prelievo, ma anche rispetto e responsabilità. Ogni pescatore che decide di rilasciare un pesce contribuisce a un cambiamento culturale, a una nuova mentalità che mette al centro non solo la cattura ma anche la tutela. Non a caso, in molte realtà europee e mondiali il catch & release è già diventato la norma, soprattutto in aree dove la pressione di pesca è alta. L’Italia sta seguendo questa strada, con una comunità di spinner sempre più attenta e sensibile.
Dal punto di vista emozionale, il catch & release non toglie nulla alla magia della pesca. Anzi, spesso la amplifica. Sentire la forza di un predatore che si attacca all’artificiale, combatterlo, portarlo a riva e poi vederlo riprendere il largo regala una sensazione di completezza unica. Non c’è frustrazione, ma soddisfazione nel sapere che quell’animale potrà crescere ancora, riprodursi e magari, un giorno, regalare emozioni a un altro pescatore. È una catena di rispetto che unisce tutti gli appassionati.
Naturalmente, non tutti condividono questa filosofia. Alcuni vedono la pesca solo come un’attività di prelievo alimentare e considerano il catch & release superfluo. Ma nello spinning, che nasce come tecnica sportiva più che alimentare, la logica del rilascio è perfettamente coerente. Questo non significa che sia sempre vietato trattenere un pesce: in alcune situazioni, rispettando taglie e limiti di legge, può avere senso. Ma la differenza la fa l’approccio: trattenere un pesce con consapevolezza e rilasciare tutti gli altri significa trovare un equilibrio tra passione e rispetto.
Guardando al futuro, il catch & release nello spinning è destinato a diventare sempre più centrale. Le nuove generazioni di pescatori crescono con questa mentalità, influenzate da comunità online, video didattici e testimonianze di appassionati che hanno fatto della sostenibilità una bandiera. È un percorso culturale che sta trasformando la pesca sportiva in qualcosa di più grande: non solo un passatempo, ma una forma di interazione con l’ambiente fondata sulla cura e sul rispetto.
In definitiva, il catch & release nello spinning rappresenta l’incontro tra tecnica ed etica. Non è solo una pratica, ma un modo di vivere la pesca. Significa assumersi la responsabilità delle proprie catture, trattare i pesci come esseri viventi e non come trofei, riconoscere che la vera soddisfazione non sta nel riempire un secchio, ma nel vivere emozioni intense e restituirle al mare, al fiume o al lago. È un atto che arricchisce il pescatore, l’ambiente e il futuro stesso della pesca sportiva. Perché alla fine, la vera vittoria nello spinning non è portare a casa il pesce, ma sapere di averlo catturato e lasciato libero, consapevoli di aver fatto la cosa giusta.