La pesca alla trota nei piccoli torrenti liguri
Scopri le valli dell’appennino ligure insieme a Roberto, un vero esperto della pesca in queste valli e le sue esplorazioni.
La Liguria è una regione prevalentemente montuosa con un territorio piuttosto complesso; è caratterizzata da uno spartiacque che divide i bacini meridionali, quindi quelli che sfociano nel mar Tirreno, da quelli settentrionali, che confluiscono, dopo numerosi chilometri, nel fiume Po.
I corsi d’ acqua a sud scorrono inizialmente in vallate a “V” piuttosto chiuse, avvolti da boschi misti e macchia mediterranea, tra canaloni, cascate e salti. Molti hanno un tracciato di pochi chilometri tra cime che superano i 1000 m e il mare. I bacini a nord, invece, hanno un percorso più dolce e tortuoso, in vallate aperte e con numerosi affluenti. Raggiungono portate maggiori e sono circondati inizialmente da faggete o castagneti.
Il versante costiero è soggetto a un clima temperato, con inverni miti e brevi: molto di rado le temperature possono arrivare intorno allo zero. Le estati invece risultano lunghe, torride e secche.
Dal versante padano, diversamente, il clima è più continentale, con inverni rigidi e precipitazioni anche nevose; l’estate risulta comunque afosa e caratterizzata da siccità.
In un contesto ambientale così ampio e diversificato, ricco di micro habitat confinanti, anche nello stesso bacino, l’attività dei pesci è notevolmente influenzata dalle stagioni, condizioni climatiche, orari del giorno e portata. Per esempio, quando sul lato costiero inizia la primavera, in quello padano i presupposti saranno ancora tipicamente invernali e con l’ arrivo del primo caldo estivo, troveremo ancora un clima mite tra le cime più alte del lato settentrionale.
Dunque per la pesca, nella prima parte dell’ anno saranno da preferire le uscite sul lato Tirrenico, nei momenti più caldi della giornata, mentre con l’ avanzare della stagione calda, diventerà ottimale anche quello Padano. Con il procedere dell’estate, saranno i tratti molto coperti dalla vegetazione a rendere le trote ancora abbastanza attive, specialmente verso le ore serali quando gli insetti sono più operosi. Il tratto dei torrenti denominato “a trote” è quello montano, ed è dove la mia pesca sarà particolarmente rivolta.
Visto gli habitat ridotti, la pesca a spinning verrà praticata con attrezzatura “ultra light”: canne attorno ai 1,70 m che possono lanciare esche di pochi grammi, mulinelli di taglia 2000 con un movimento fluido e molto leggeri, a cui abbinare un nano trecciato dello 0,06 mm, con finale in fluorocarbon al massimo dello 0,18mm al quale legheremo un mini snap.
Il guadino deve aiutarci a salpare il pesce già allamato, ma non deve ostacolare nei passaggi difficili: consiglio di rimanere decisamente al di sotto dei 60 cm come lunghezza totale (sono in alternativa molto comodi i modelli richiudibili o a “molla”) e un fodero per coprirlo/proteggerlo sarà molto utile nelle lunghe camminate tra il bosco. Sempre con rete gommata per salvaguardare il pescato e l’uso di un magnetic-net con cordino a spirale, ci faciliterà il trasporto dietro alla schiena o di lato.
Gli artificiali adoperati possono essere da spinfly, impiegabili per esempio nelle piccole buche, i jerk già più selettivi e i classici cucchiaini rotanti. Questi ultimi sono da preferire con le colorazioni di corpo e paletta nero/giallo o nero/dorato, piuttosto dei colori puramente argentati e troppo riflettenti la luce. Alle esche consiglio di applicare degli assist-hook ad amo singolo, senza ardiglione, con un’ ampia curva per limitare i danni al pesce.
Le calzature dovranno permetterci di affrontare lunghe camminate: necessariamente comode e robuste, con una presa salda sulla roccia/terreno e personalmente mi trovo molto bene con quelle impiegate per il canyoning. Se invece degli stivali/cosciali si adoperano dei waders, servirà una protezione aggiuntiva, come delle ghette o ginocchiere, per evitare possibili forature nell’ affrontare l’intricata vegetazione.
Un piccolo zaino, massimo 20L, ci accompagnerà nelle nostre lunghe uscite: porremo all’interno il nostro pranzo al sacco, l’acqua (comode anche le borracce con attacco alla cintura), attrezzatura di scorta (come un mulinello o una ulteriore scatola di esche) e specialmente con la presenza di tempo incerto, l’indispensabile cerata.
Decisamente da evitare perché è troppo pericolosa, è la pesca con precipitazioni consistenti o con l’arrivo di un temporale: spesso i piccoli corsi d’ acqua a valle fanno in fretta ad ingrossarsi e uscirne può risultare molto difficoltoso, specialmente se non abbiamo vie di fuga nell’ immediato!
Anche nel periodo caldo è consigliabile indossare magliette/camicie a manica lunga, come protezione da arbusti/rovi; adopereremo un comodo gilet da wading dotato di diverse tasche e fornito di un utile ring dietro al collo “porta guadino”.
Prima di “avventurarsi” nell’entroterra a pescare è dunque bene informarsi sulle future condizioni meteo, studiare il percorso su cartine geografiche/ applicazioni sul telefono e comprendere, terminata la sessione di pesca, come affrontare il ritorno fino al nostro punto di partenza. Fondamentali sono i sentieri e le antiche tracce che ancora non sono andate del tutto perse tra la folta vegetazione. Troppo impegnativo e meno agevole, è ripercorrere il torrente da monte verso valle, poiché certi passaggi possono risultare molto complicati in discesa tra rocce, rive scivolose e accidentate con la conseguenza di incorrere in rischi chiaramente evitabili.
Potremmo imbatterci in antichi resti di mulini, ponti in pietra ad arco e nei caratteristici “muri a secco” che permettevano alle antiche popolazioni rurali “della montagna”, di coltivare in piano laddove il pendio era ripido e scosceso.
Dobbiamo sempre tenere a mente che spesso il cellulare non ha segnale in questi luoghi, la borgata più vicina dista magari alcuni chilometri e siamo soli nella vallata o al massimo con un socio.
La mia giornata “tipo” della pesca in Liguria inizia, dunque, al mattino con l’alba, in un percorso di circa un’ora in auto che mi porterà all’inizio dello spot. Successivamente intraprenderò un tragitto a piedi per una mulattiera/sentiero che mi accompagnerà fino al corso d’ acqua; da qui la risalita pescando, in alcuni casi anche per oltre i due chilometri, fino ad arrivare alle sorgenti o al punto prefissato, dove mi attenderà una traccia per il ritorno, più o meno parallela al torrente. Il lungo percorso mi consentirà di ricongiungermi in qualche maniera alla strada dove più avanti avevo posteggiato in precedenza l’ auto, per un rientro a casa nel pomeriggio/sera.
L’azione di pesca consiste in brevi lanci a “pendolo”, più o meno laterali per evitare le varie piante che circondano gli specchi d’ acqua, senza tralasciare la presenza di tronchi, rami o massi lungo il piccolo bacino. Ricordiamoci sempre che i pesci ci “sentono”, “vedono”, conoscono perfettamente il loro ambiente e l’azione di pesca a spinning, perciò, si deve effettuare il più nascosti possibile, lanciando con estrema precisione, con un buon recupero per evitare incagli, avendo una pronta ferrata, filo sempre in tensione e conclusione del pesce allamato all’interno del guadino.
La taglia media in Liguria delle trote native è piuttosto bassa: per trovare soggetti che arrivano ai 40 cm e talvolta li superano, bisogna avere voglia di camminare molto tra le montagne e conoscere perfettamente i diversi territori che le compongono.
Negli ultimi anni ho potuto constatare che le popolazioni di trote native della Liguria sono in diminuzione. Tra le cause principali, senz’ altro c’è in prima linea il fenomeno di eventi atmosferici estremi (alluvioni alternate a lunghi periodi di siccità), l’aumento della presenza di uccelli ittiofagi (sia Cormorani che Aironi) e l'eccessiva pressione di pesca/bracconaggio (specialmente nei micro torrenti ha un effetto devastante). Alcuni piccoli bacini, comunque, continuano a mantenere un andamento stabile e i salmonidi si riproducono in modo autonomo, grazie anche alle caratteristiche del corso d’ acqua e al difficile accesso.
Spero che questo mio piccolo contributo possa servire a sensibilizzare la pratica del “catch and release” per la pesca alla trota nativa.
La trota è un animale che fa parte di un complesso ecosistema, minuziosamente strutturato in questi limitati ambienti, estremamente fragili e che l’uomo è in grado di distruggere con facilità. Spesso sappiamo troppo su savane e tropici di paesi lontanissimi, ma troppo poco sulla natura che circonda la nostra periferia cittadina.