La ZECCA può essere il peggior nemico del pescatore

Analizziamo nel dettaglio la zecca comune, attraverso una rapida guida che possa permettere al pescatore di riconoscere la zecca e trattare un ipotetico morso.

Mario Cerreti - TEAM FISH

Le zecche sono ectoparassiti, cioè parassiti esterni che, a seconda delle specie, succhiano il sangue dei vertebrati, dagli uccelli all’uomo. Sono aracnidi, parenti lontani dei ragni e più prossimi ai comuni acari con i quali condividono l’ordine. Esistono circa 900 specie di zecche. In Italia sono presenti 40 specie suddivise in due famiglie: Argasidi (7 specie) e Ixodidi (33 specie). Gli argasidi sono anche conosciuti come zecche molli e parassitano soprattutto gli uccelli, mentre le zecche dure parassitano tutti i vertebrati, in particolare i mammiferi. Limitatamente alle zecche dure, quelle con cui l’uomo ha più a che fare, le specie più comuni sono la zecca dei boschi (Ixodes ricinus) e la zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus). Altre specie meno comuni sono Dermacentor marginatus e Hyalomma marginatum.

Le femmine misurano da 5 mm a 1 cm mentre i maschi, più piccoli, circa 3 mm. La ninfa è appena più piccola di un maschio (circa 2 mm). Le dimensioni cambiano dopo aver effettuato un “prelievo” di sangue: una femmina può aumentare il volume corporeo di 20 volte e diventare grande come un pisello. Le zecche non hanno antenne o ali. Sono caratterizzate da un corpo tondeggiante, non hanno la suddivisione in capo, torace, addome, tipica degli insetti, e dalla presenza di 4 paia di zampe; l’unica eccezione è la larva, più piccola (1 mm) che ne ha 3 paia. Hanno un rostro con dei dentelli che servono loro per perforare la cute. La colorazione varia dal rosso-mattone al marrone scuro dipendentemente dalla specie.

Le zecche possono trasmettere molti agenti patogeni di malattie spesso pericolose come la rickettiosi, la febbre bottonosa del Mediterraneo, l’encefalite o la malattia di Lyme. È proprio quest’ultima patologia quella che affronteremo nel prossimo paragrafo di questo breve dossier, forse quella più temuta dai pescatori e al contempo quella che, statisticamente, si ha più probabilità di poter prendere, vista l’esistenza di centinaia di ceppi diversificati tra loro per aggressività e persistenza.

Il modo più efficace di fronteggiare l’eventualità di incorrere in una zecca infetta è…evitarle. In che modo? Puntando su prevenzione e protezione:

Indossa un abbigliamento adatto: scarpe chiuse, maglietta dentro i pantaloni, a loro volta dentro i calzini.

Preferisci colori chiari, sui quali le zecche si individuano più facilmente.

Evita il contatto con l’erba alta rimanendo sui sentieri (lo so, difficile per noi pescatori, ma almeno proviamoci dove possibile!).

Alla fine della giornata controlla il tuo corpo allo specchio o sotto la doccia, compresa la testa.

Ricorda che le larve sono molto piccole e possono sembrare piccoli nei.

Controlla borse, zaini, giubbotti, scarpe e attrezzi.

Molti pescatori ed escursionisti usano alle volte dei repellenti cutanei. È fondamentale però che l’etichetta del prodotto riporti chiaramente “efficace contro le zecche”. Prodotti efficaci contro le zanzare potrebbero non avere la stessa resa contro le zecche. Molto importante è fare attenzione anche ai metodi di applicazione del prodotto riportati sull’etichetta: alcuni spray possono essere applicati anche sopra i vestiti, ma non sempre è così.

Qualora le misure cautelative apprese poco fa non dovessero bastare per evitare l’incontro ravvicinato con una zecca e con le sue fauci…niente paura. Al momento della scoperta del morso, hai due strade da poter percorrere:

Recarti in ospedale, dove la malefica zecca ti verrà estratta da mani capaci e sapienti;

Provare a rimuoverla subito, sul posto. Quindi, seguire la prassi di seguito:

Dotati di una pinzetta e avvicinala alla zecca. Quindi, portala il più vicino possibile alla pelle e tira delicatamente ma in modo deciso, imprimendo un movimento di rotazione in modo tale da evitare di strappare la zecca.

Non usare benzina o altri liquidi che possano in qualche modo uccidere la zecca: il parassita deve rimanere vivo almeno fino alla sua estrazione vista la seria possibilità che quest’ultimo possa “rigurgitare” materiale infetto dentro l’area della puntura come risposta allo stress.

Attenzione al rostro! (testa): non deve rimanere all’interno dell’area della puntura ed è per questo che è fondamentale la cura nell’estrazione del parassita.

 

Sia nel caso tu abbia scelto di andare in ospedale che nel caso del “fai da te”, è necessario contattare immediatamente il medico e controllare ogni giorno, per due settimane o più, la parte dove hai rimosso la zecca: se compare rossore, gonfiore, dolore nel punto del morso della zecca, o si dovesse manifestare febbre, mal di testa e/o dolori articolari è necessario procedere alle cure previste dal programma sanitario del medico di famiglia.

A testimonianza che la zecca può rappresentare un serio pericolo per escursionisti e pescatori…entra in gioco la mia esperienza diretta.

Nel corso di una tranquilla uscita estiva di pesca a spinning sulle rive di uno dei tanti laghi della provincia di Como, ho avuto la sfortuna di imbattermi in una zecca, di cui ho scoperto l'attaccamento su un fianco solamente dopo tre giorni dal morso. Identificata immediatamente la minaccia, ho tempestivamente provveduto ad estrarre con delicatezza il parassita, sperando in una risoluzione definitiva del problema. Contattato il medico per sicurezza, quest’ultimo mi allerta di tenere sotto osservazione la zona del morso, e in generale l’organismo, per circa 5 settimane. E, come un temporale a ciel sereno, dopo giusto 5 settimane, arriva lei…la febbre. Sospettando fin dal primo momento, mi reco in ospedale per effettuare un'analisi del sangue utile all'identificazione della presenza del batterio Borrelia Bugdorferi, responsabile della Malattia di Lyme. Esito: positivo. Con estrema calma contatto il medico, il quale mi prescrive una terapia a base di antibiotico della durata di un mese e mezzo da cominciare il prima possibile. Nel corso della cura sono stato contattato anche dall’ATS, la quale ha condotto una piccola indagine per poter tracciare la presenza e possibili spostamenti di zecche infette, e dall’ospedale, prescrittore di due visite infettivologiche atte a verificare nel tempo l'efficacia della cura. Vista la completa guarigione, posso ritenermi molto fortunato.

Il rischio che la vittima non si accorga di essere stata morsa è molto alto…e non saperlo non ti porta a fare le visite specifiche, dando la possibilità alla malattia di proliferare. Un'informazione utile: se possibile, non gettare la zecca estratta! Il medico o l’ATS ti potrebbe chiedere di esibirla, tramite anche alcune foto, per verificare se il rostro e le zampe sono rimaste all’interno della ferita oppure potrebbe venirti imposta la consegna del parassita per permettere le dovute analisi.

Compresi i rischi a cui la zecca ci espone, cerchiamo tutti di fare la massima attenzione quando siamo a pescare, soprattutto nei mesi caldi, periodi in cui la zecca prolifera esponenzialmente!

 

P.S.: questo articolo è a puro scopo divulgativo per aiutare i pescatori, che si affacciano al mondo della natura selvaggia, ad avere le giuste precauzioni in argomento zecche. Non costituisce una guida scientifica per la prevenzione o la cura, e non sostituisce in alcun modo il parere tecnico e scientifico di uno specialista.