Pesca nei laghi alpini della Valtellina

Tra acque cristalline, salmonidi dai colori spettacolari e condizioni estreme, un viaggio alla scoperta della pesca nei laghi d'alta quota: tecniche, esche, consigli per affrontare la montagna e il racconto di un'apertura di stagione in Valtellina.

Francesco Castiglione - TEAM FISH

Quando si parla di pesca ai salmonidi, uno degli ambienti meno presi in considerazione sono probabilmente i laghi alpini. Si tratta di bacini naturali o artificiali, dalle dimensioni solitamente contenute, situati in alta montagna, spesso anche oltre i 2000 metri di quota. Proprio a causa di questa caratteristica, a differenza dei classici laghi di fondovalle, i laghi alpini tendono ad essere ricoperti dal ghiaccio e dalla neve per la gran parte dell’anno, limitando così la pesca ai soli mesi estivi. È proprio per questo motivo che la loro apertura è di norma posticipata di qualche mese rispetto all’apertura generale.

La fauna ittica dei laghi alpini è composta solitamente da trote fario e iridee e da salmerini, presenti sia nella variante alpina che di fonte. Non manca poi il cosiddetto pesce foraggio, spesso costituito dalla sanguinerola, localmente conosciuta anche con il nome di “bamalo” (quantomeno in Valtellina). Naturalmente, le condizioni ambientali estreme in cui questi pesci vivono ne influenzano la fisionomia e il comportamento, rendendoli degli esemplari unici nel loro genere.

Il tratto più caratteristico dei pesci dei laghi alpini è probabilmente la ridotta taglia media. Nella gran parte dei casi, infatti, gli esemplari faticano a superare i 20-30 centimetri, anche se non mancano le eccezioni, con pesci che possono raggiungere dimensioni decisamente più importanti e diversi chilogrammi di peso. Le temperature rigidissime, che rallentano il metabolismo e la crescita, unite a una scarsa disponibilità di nutrimento, soprattutto durante il lungo periodo in cui i laghi sono ricoperti dal ghiaccio, sono le principali cause di questo fenomeno. In molti bacini, inoltre, un notevole sovrappopolamento accentua ulteriormente la competizione alimentare, rendendo tutt’altro che rari gli episodi di cannibalismo. Fortunatamente, a compensare le ridotte dimensioni ci pensano colori pittoreschi e pinnaggi spettacolari, che fanno sì che questi salmonidi siano tra i più meravigliosi che si possano catturare in aree di alta montagna.

Anche il comportamento di questi pesci è fortemente influenzato dall’ambiente in cui vivono. Infatti, gli esemplari che popolano luoghi così remoti e poco frequentati non sono abituati alla presenza dell’uomo, risultando spesso estremamente schivi e diffidenti. Ciò è ancora più rilevante se si considera che l’acqua dei laghi alpini è di norma limpida e cristallina, rendendo così il pescatore molto ben individuabile, sia durante l’azione di pesca che nella fase di avvicinamento. Un’ulteriore difficoltà è infine costituita da una certa “lunaticità”, che si traduce in finestre di attività tanto precise quanto variabili e in una preferenza, spesso difficilmente prevedibile, per un’esca piuttosto che per un’altra.

Parlando più nello specifico delle esche e delle tecniche, il pregio dei laghi alpini è che offrono la possibilità di divertirsi moltissimo pescando sia con esche naturali che con esche artificiali.

Per quanto riguarda le esche naturali, le più utilizzate sono solitamente il verme di terra e la camola, mentre il bigattino è vietato da regolamento in molte zone. Queste sono efficaci sia per pescare a galla che per pescare sul fondo. In entrambi i casi, è consigliabile utilizzare montature il più leggere possibile, in maniera tale da raggiungere i punti desiderati senza muovere eccessivamente l’acqua e disturbare così i pesci. Inoltre, una montatura leggera aiuta a rendere l’abboccata più naturale, evitando che il pesce possa insospettirsi troppo e sputare l’amo prima della ferrata.

Anche per le esche artificiali valgono gli stessi principi, con la leggerezza e la varietà che si riconfermano due fattori fondamentali. Personalmente, mi trovo bene con piccoli, e talvolta piccolissimi, ondulanti da trout area (tra 0,5 e 3 grammi circa), gomme siliconiche montate su testine piombate leggere (fino a circa 3 grammi) e minnow di lunghezza e peso piuttosto contenuti. Ad essere decisivo è spesso e volentieri il colore, con il rosa e il bianco che, nella mia personale esperienza, risultano essere tra i più efficaci sui salmonidi dei laghi alpini.

Se si pesca a spinning è necessario tenere conto di un’altra, fastidiosissima incognita: il vento. Infatti, trovandosi in alta quota, non è raro che questo soffi anche durante l’intera giornata di pesca, rendendo difficili il lancio e il recupero delle esche più leggere o che necessitano di più contatto e sensibilità. In tal caso, la soluzione è spesso passare ad esche sufficientemente pesanti e compatte da contrastare le raffiche di vento, sperando che continuino ad essere gradite ai pesci. Infatti, come già accennato, in questi ambienti non esiste una regola precisa per scegliere l’esca vincente, se non continuare a cambiare e sperimentare, pronti al fatto che, da un momento all’altro, anche l’esca che sembrava funzionare potrebbe rivelarsi un grande flop.

Come detto all'inizio dell’articolo, i laghi alpini si trovano spesso in luoghi impervi e necessitano di camminate più o meno lunghe per essere raggiunti. Proprio per questa ragione, è indispensabile sapere perfettamente come arrivare preparati in ambienti di questo tipo, per evitare rischi e, nel peggiore dei casi, infortuni: in montagna non si scherza.

Il primo passo da fare quando si organizza un’escursione del genere è controllare attentamente il meteo. In caso di previsioni avverse, meglio rimandare ad una giornata soleggiata o comunque stabile. Infatti, trovarsi in alta montagna durante un temporale è estremamente pericoloso, a maggior ragione se si hanno con sé delle canne da pesca che, dati la loro forma appuntita e il carbonio di cui sono fatte, sono propense ad attirare fulmini.

In secondo luogo, è opportuno equipaggiarsi con calzature e abbigliamento tecnico adeguati, preferibilmente a strati (“a cipolla”), così da potersi adattare ai repentini cambi di temperatura che spesso interessano le zone alpine. Inoltre, è necessario utilizzare uno zaino che possa comodamente contenere tutto ciò di cui si dovesse avere bisogno, senza però risultare troppo pesante e scomodo durante la camminata.

L’ultimo punto, anche se non meno importante, è informarsi sul percorso da seguire e sulle sue condizioni, specie se si tratta di un sentiero del tutto nuovo. In questo particolare caso, può essere molto utile affrontare l’escursione con qualcuno che conosce già bene il tragitto.

Per concludere l’articolo, vorrei raccontare brevemente quella che è stata la mia apertura 2026, svoltasi all'inizio di giugno in una serie di laghetti in Valtellina. Dopo aver raggiunto i laghi verso la metà della mattina, ho iniziato la pescata pescando sul fondo e sono riuscito sin da subito a catturare qualche pesce. Volendo poi passare ad una pesca più dinamica, ho armato una cannetta da spinning da 1-10 grammi e ho pescato con gommine e ondulantini fino al tardo pomeriggio.

La giornata si è rivelata particolarmente positiva, con un totale di circa 20-25 pesci portati a guadino. L’unica pecca è stata la taglia relativamente ridotta, con giusto due o tre esemplari intorno o poco oltre i 30 centimetri. In ogni caso, è stata una domenica soleggiata e rilassante, necessaria per ricaricare le batterie prima degli ultimi esami dell’anno…