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Tecniche base di recupero: lineare, jerking, stop&go, twitching

Scopri come variare il movimento dell’esca per stimolare l’attacco dei predatori in ogni condizione.

Davide Maspero - TEAM FISH

Nel mondo della pesca a spinning, scegliere l’esca giusta è solo metà del lavoro. L’altra metà, spesso decisiva, riguarda il modo in cui viene animata. Il recupero, infatti, non è un semplice gesto meccanico, ma la chiave per dare vita all’artificiale e renderlo convincente agli occhi del predatore. Anche l’esca migliore, se recuperata nel modo sbagliato, può risultare inefficace. Al contrario, una tecnica di recupero ben eseguita può trasformare un artificiale comune in un’arma micidiale. Esistono molte varianti, ma le quattro tecniche base che ogni spinner dovrebbe conoscere sono il recupero lineare, il jerking, lo stop&go e il twitching. Impararle e alternarle significa aprire un mondo di possibilità, adattandosi al comportamento dei pesci e alle condizioni dell’acqua.

Il recupero lineare è senza dubbio il punto di partenza per chi si avvicina allo spinning. Si tratta della tecnica più semplice, perché consiste in un recupero costante dell’esca, mantenendo la velocità sempre uguale. La sua forza sta proprio nella regolarità: un crankbait, un minnow o un cucchiaino rotante animati in questo modo risultano estremamente naturali e attrattivi. La velocità può variare a seconda delle condizioni. In acque fredde o con pesci apatici conviene muoversi lentamente, lasciando che l’artificiale lavori da solo. In acque calde o con predatori in attività, invece, un recupero veloce può stimolare l’attacco. Anche se può sembrare banale, il recupero lineare è una tecnica che funziona sempre, soprattutto quando i pesci sono distribuiti in acqua e occorre coprire ampie zone in poco tempo.

Il jerking, invece, è una tecnica molto più dinamica e spettacolare. Consiste nel recupero dell’esca intervallato da strappi decisi con la canna, che provocano cambi di direzione improvvisi. Questo movimento irregolare imita una preda ferita o in difficoltà, scatenando l’istinto predatorio. È particolarmente efficace con jerk e minnow, che reagiscono agli strappi con movimenti erratici. Il jerking richiede una buona coordinazione tra recupero e movimento della canna: troppo forte può sembrare innaturale, troppo debole può non generare l’effetto desiderato. In acque limpide e con pesci sospettosi, questa tecnica può fare la differenza, perché un’esca che sembra “soffrire” risulta spesso irresistibile per trote, black bass, spigole o lucci. Il jerking è ideale anche quando si vuole stimolare un attacco d’istinto, in situazioni in cui i predatori osservano ma non si decidono ad abboccare.

Lo stop&go è una tecnica che si basa sull’alternanza tra fasi di recupero e momenti di pausa. In pratica, l’artificiale viene recuperato per qualche metro, poi lasciato fermo per un istante, e infine ripreso. Questo ritmo spezzato trasmette l’idea di una preda che si muove e poi si immobilizza improvvisamente, un comportamento che scatena curiosità e aggressività nei predatori. Il bello dello stop&go è che durante la pausa l’esca può assumere comportamenti diversi a seconda del modello: un minnow suspending resta sospeso a mezz’acqua, un crankbait tende a risalire lentamente, uno shad di gomma può scendere verso il fondo. Tutte queste azioni “passive” durante la pausa sono spesso il momento in cui avviene l’attacco. La tecnica dello stop&go è perfetta quando i pesci seguono l’esca senza decidersi: è proprio lo stacco improvviso, quel secondo di immobilità, a convincerli a colpire.

Il twitching è una variante più delicata e tecnica del jerking. In questo caso non si usano strappi decisi, ma piccoli colpi di polso che fanno vibrare l’artificiale in modo rapido e nervoso. È particolarmente indicato con minnow di piccole dimensioni, utilizzati per insidiare predatori come trote, cavedani o persici reali. Il twitching è molto realistico, perché simula i movimenti irregolari di un piccolo pesce foraggio che cerca di scappare. La difficoltà sta nel trovare il ritmo giusto: movimenti troppo ampi o troppo frequenti rischiano di apparire innaturali. Quando ben eseguito, però, il twitching è micidiale, soprattutto in acque chiare e con pesci sospettosi. È una tecnica che richiede sensibilità, perché bisogna saper “sentire” l’esca e adattare la frequenza dei colpi al comportamento dei predatori.

Queste quattro tecniche di recupero non vanno considerate compartimenti stagni, ma strumenti da combinare tra loro. Spesso durante una battuta di spinning è utile iniziare con un recupero lineare per sondare l’acqua e capire l’attività dei pesci, per poi passare a jerking o twitching se si nota che seguono senza attaccare. Lo stop&go è invece l’arma segreta quando i predatori sembrano indecisi: la pausa improvvisa fa scattare l’aggressività. Un pescatore esperto alterna queste tecniche in base alle condizioni ambientali, al tipo di esca utilizzata e alla reazione dei pesci.

Il ruolo dell’ambiente è fondamentale. In acque fredde e limpide, con predatori apatici, un recupero lento e regolare è spesso più efficace. In acque torbide o durante momenti di forte attività, invece, tecniche dinamiche come il jerking e il twitching stimolano meglio l’aggressività. Anche l’orario può fare la differenza: all’alba e al tramonto i pesci sono più propensi ad attacchi violenti, mentre nelle ore centrali della giornata conviene puntare su approcci più discreti. Ogni uscita diventa quindi un’occasione per sperimentare, osservare e adattarsi.

Per i principianti, padroneggiare queste tecniche può sembrare complicato, ma la chiave è la pratica. Non esistono regole assolute: ciò che funziona in un fiume di montagna potrebbe non avere lo stesso effetto in un lago di pianura. L’importante è imparare a leggere l’acqua, osservare le reazioni dei pesci e non avere paura di variare. Con il tempo, ogni spinner sviluppa il proprio stile, una sorta di linguaggio personale che rende ogni lancio unico.

 

In definitiva, le tecniche di recupero nello spinning sono ciò che dà vita all’esca e trasforma la pesca in un’arte dinamica. Il recupero lineare rappresenta la base, il jerking la spettacolarità, lo stop&go la sorpresa e il twitching la raffinatezza. Conoscerle, provarle e alternarle permette di diventare pescatori più completi, capaci di affrontare qualsiasi condizione. Perché alla fine, più che l’esca in sé, è il modo in cui la si anima a fare la differenza tra una giornata vuota e una ricca di emozioni.

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